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contributo inviato da qualcosadiriformista il 17 aprile 2012

Nell’indubbia eleganza speculativa, il dibattito aperto da Reichlin e rilanciato da Macaluso sul tema PD e l’antipolitica non risponde alla sostanza delle accuse che sono mosse: la pratica politica e gestionale, i comportamenti, il modus operandi del PD e dei suoi rappresentanti risponde alla domanda di onestà, trasparenza, integrità che viene da grande parte – anche etero diretta- della società italiana?

Se guardiamo alle prime linee del partito, non v’è dubbio che il PD sia un partito sostanzialmente sano. Appena però dalla testa abbassiamo lo sguardo sul resto del corpo, vediamo come si siano palesate situazioni – da Bologna alla Puglia, dalla Campania a Milano- che lasciano molti interrogativi aperti. Ancor più che questi casi, e altri più locali, colpisce nel PD un eccesso di tolleranza che spesso diventa pilatismo verso pratiche e comportamenti poco ortodossi. Senza fare la caccia alle streghe o appellarci solo ai puri più puri, chiunque abbia passato più di un paio di mesi nei circoli sa bene di cosa si parli. Dalle tessere alle truppe cammellate nei congressi locali, dalle cene elettorali di alcuni candidati alle macchine organizzate di qualche corrente. Comportamenti e situazioni spesso minoritarie, rispetto alle quali prevale una spocchiosa presunzione secondo cui tali situazioni, in fin dei conti, se ben governate tornano anche utili nella battaglia interna. Risultato: ogni area – o meglio- corrente nazionale “tiene i suoi”.

Per contrastare l’antipolitica servirebbe che il PD facesse innanzitutto due cose.

Primo, “disarmare” le correnti: sciogliere ogni corrente e condannare la pratica correntizia.

In secondo luogo, approfittando dell’estate, sarebbe utile che i big nazionali (anche in gruppo) si facessero un giro per il partito da sud a nord e buttassero fuori a calci nel sedere quei personaggi dai comportamenti e dai modi operandi evidentemente incompatibili con l’essere democratico.

Fatto ciò si potrà speculare sul resto.

Soprattutto sul fatto che oltre a una sana testa, il partito è sano anche nell’estremità opposta, ossia ai piedi (o base che dir si voglia).

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